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Quando li passano in TV, noi li vediamo tutti i tuoi film
Alberto Sordi posato sul terrazzo della sua villa romana durante una intervista. 1974

Quando li passano in TV, noi li vediamo tutti i tuoi film

Alberto Sordi posato sul terrazzo della sua villa romana durante una intervista. 1974

Non ho memoria di quando sentii parlare di lui, per la prima volta.

Non saprei dire quale fosse stato il suo primo lavoro che io abbia mai visto. Con lui, insieme a Totò, io ci sono nato e cresciuto. In casa mia è sempre stato un continuo: “c’è Totò”, “c’è Sordi”, “ancora? L’ho visto 100 volte… ma vabbè, vediamolo ancora”. Ultimamente si è aggiunto anche “c’è Fantozzi, l’ho visto martedì, ma rivediamolo”.

C’è stata una fase in cui io, quei film di Sordi e Totò lì, li evitavo. Nella mia ingenuità di ragazzino cresciuto a Tartarughe Ninja e classici Disney, mi sembravano vecchi, retaggio di un mondo che non mi apparteneva.

Più cresco e più invece mi rendo conto di quanto le fotografie ingiallite dei primi del secolo, la filigrana bianco e nero dell’epoca muta e colori del mondo del cinema e l’odore di vecchio, siano in realtà una illusione. Un muro che separa la percezione dal reale antico e dal reale odierno.

Alberto Sordi ne ha fatta, di strada. Ne ha fatte, di cose. Più vado avanti e meno sento il “vecchiume impolverato” che i suoi film mi trasmettevano quando ero piccolo. Una sorta di piccola connessione, di finestra su un Paese così diverso da quello che conosco – e non migliore o peggiore – è la sensazione che Alberto Sordi mi dà oggi.

E non c’entrano gli aneddoti di Verdone su Sordi. Io, Sordi, non l’ho mai conosciuto veramente – non ne posso parlare come persona. Ma ho visto ciò che ha fatto, e quello che ha lasciato in eredità nella cultura di una Nazione.

Io non sono d’accordo sul fatto che il nazionalpopolare sia la linea piatta della cultura di questo Paese. Credo nel cambiamento, nelle opportunità, e rifiuto la stasi delle cose, quel concetto inspiegabile di indifferenza culturale – antropologica per cui tendiamo a pensare che le cose non possano mai cambiare. Non è detto che il nazionalpopolare sia solo negativo. Il suo concetto cambia, in relazione alla cultura attuale di appartenenza.

Insomma, credo che Sordi sia parte della cultura italiana, e che sia nazionalpopolare, quanto Totò o Villaggio. Non è solo romano, ma è sopratutto italiano, poiché ha rappresentato una realtà che ora giace attraverso il muro impolverato del passato.

Gramsci diceva che il nazionalpopolare è l’insieme di fenomeni culturali che, esprimendo valori profondamente radicati nella tradizione di un intero popolo, riesce a interpretare le aspirazioni e la specificità della civiltà di una nazione. Sono d’accordo con lui su questo.

E’ banale dire che Alberto Sordi ha incarnato lo spirito di una nazione e da egli si sono sviluppate generazioni intere, quasi quanto dire che Totò ha rappresentato la “fame”. Ma è così. Sordi è stato un modello sociale, un riferimento, un attore che meglio di chiunque altro ha rappresentato ciò che voleva rappresentare.


L’anno scorso andrai a zonzo per la campagna, sulla mia bicicletta. Era Pasquetta, e ricordo bene la freschezza del cielo terso e limpido. Io non ho molte occasioni per sentirmi in pace, libero da tutti i miei pensieri. Sono molto ansioso e dormo male di notte. Ma, in mezzo ai campi infiniti di via Settembrini, mi vennero in mente delle note in testa. Era come se il cielo mi si riflettesse addosso.

Vedendo le nuvole scorrere nel fresco cielo di un pomeriggio perfetto, istintivamente seppi cosa fare. Presi il mio smartphone, insieme alle cuffiette. Andai su YouTube e continuai a pedalare.

Scivolai nel silenzio della campagna, dove tutto si fuse con questa musica.

Guardo gli asini
che volano nel ciel

Questa canzone riempì gli spazi vuoti. Per una volta, mi fece stare bene.

Alberto Sordi la cantava. Era l’adattamento italiano di una canzone presente nel film “I Diavoli Volanti” di Stanlio e Ollio.

Il mio ricordo di Alberto Sordi, ora, non è Un Americano a Roma. Non è Il Vigile. Non è Guido Tersilli, non è nemmeno In Viaggio con Papà insieme a Verdone. Sicuramente non è il veneziano stentato in Venezia, la Luna e Tu. Se ripenso ad Alberto Sordi, mi viene istintivamente in mente quel pomeriggio. Quelle nuvole fresche, una canzone antica e melodiosa che parla di tutto ciò che c’è di bello al mondo, di un amore infinito per la bellezza che ci circonda.

Mi viene in mente la voce di Alberto Sordi graffiata dal tempo, forse ancora prima di essere “Sordi”.

Buon compleanno, Sig. Sordi. In famiglia rivediamo volentieri i tuoi film, quando li passano in TV. E io, non scorderò mai la canzone che hai cantato.

Buon compleanno, di cuore.

Alessandro Barozzi

Membro del Direttivo del Centro Sociale Venezia. Nella vita sono molte cose: commerciante, web designer, operatore sociale, appassionato di storia.
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